Volgarizzazione del marchio: che fine faranno le BIC?

Con lo sviluppo irrefrenabile e quasi incontrollabile della tecnologia che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni, anche il modo di approcciarsi alla scrittura ha subito cambiamenti rilevanti. Ma ciò che ha dato una spinta ancora maggiore verso una nuova quotidianità fatta di frenetici ticchettii sulla tastiera di un computer, abbandonando una volta per tutte (o forse no) carta e penna, è stato il COVID-19.

La Pandemia ha eliminato quelle piccole, ma resistenti, abitudini fatte di compiti su un quaderno alle elementari e di appunti da farsi venire i crampi alla mano all’università. La necessità di essere costantemente connessi a internet per colmare quell’assenza fisica che caratterizzava la nostra quotidianità ci ha portati a vivere in simbiosi con smartphone, computer e tablet, senza più distinzioni di età. Si spazia dalla nonna ottantenne che ti manda su WhatsApp la lista della spesa, al bambino delle elementari che scrive il dettato con il pennino touch sul tablet.

Ma allora le BIC dove sono finite? Probabilmente nell’astuccio, con l’inchiostro ormai secco.

Le BIC stavano (sì, ho usato l’imperfetto) alle biro come la Nutella sta alla crema spalmabile di cioccolato, è tutta questione di “significati”. Nella denominazione di categorie di prodotto, o più nello specifico di oggetti, spesso si sostituisce il nome effettivo con quello di un Brand. Quel determinato nome diventa quindi una parola di uso comune, un po’ per la forte notorietà del brand che rende difficile il ricordo delle marche concorrenti, un po’ per le emozioni suscitate tramite la condivisione di valori azienda-consumatore finale, arrivando così alla “volgarizzazione del marchio” intesa come fenomeno sociale. Esempi eclatanti sono: Nutella per la crema spalmabile di cioccolato, Borotalco per identificare qualsiasi prodotto a base di talco e acido borico, Moka per le caffettiere di alluminio o acciaio, Mocio per indicare una scopa con setole in tessuto per pulire i pavimenti, e così via fino ad arrivare alle BIC, conosciute a livello mondiale per indicare le penne a sfera.

E proprio questo oggetto iconico, che ha riempito e colorato le pagine di miliardi di quaderni in tutto il mondo, partendo dalla Francia nel 1950 dove prese il nome dal suo ideatore Marcel Bich – la “h” finale fu tolta per evitare una scorretta pronuncia in inglese – per diffondersi poi prima in Europa, in seguito negli Stati Uniti e infine in tutto il mondo, diventando la biro più venduta a livello globale, oggi sembra essere messo da parte per la prima volta, prediligendo una forma di scrittura virtuale che non si scarica mai.

Come hanno influito quindi la tastiera, il pennino touch o lo schermo di uno smartphone sulla capacità di apprendimento? Ha velocizzato il processo di scrittura, ha permesso una più veloce trasmissione di contenuti permettendo una correzione degli stessi in tempo reale, i pensieri si possono copiare, tagliare, spostare incollandoli da altre parti, estendere maggiormente dopo una seconda lettura senza dover usare quantità indefinite di bianchetto, ha ridotto lo spreco di carta e plastica diventando una scelta più sostenibile ed ecologica a livello di impatto ambientale, ma è davvero tutto un pregio?

Numerosi sono i benefici della scrittura così detta “a mano”:

  1. Stimola l’area del cervello responsabile dell’apprendimento, il sistema di attivazione reticolare.
  2. Evita il rischio di distrarsi, lasciandoti immerso nei tuoi pensieri in compagnia solo di foglio e penna (o meglio, BIC!) senza le continue notifiche sullo schermo.
  3. Migliora la funzione cognitiva, in quanto la scrittura a mano coinvolge le capacità motorie e migliora la memoria.
  4. Ha benefici simili alla meditazione.
  5. Rallenta in modo positivo il processo di pensiero, promuovendo la consapevolezza e migliorando la creatività.
  6. Coinvolge entrambi gli emisferi cerebrali, in quanto è più impegnativo ed esigente rispetto che digitare su una tastiera.
  7. Può essere considerata una variante della traduzione di idee in un disegno. Una rappresentazione visiva fatta a mano può aiutare a comprendere meglio il significato delle cose.
  8. Più corretta a livello grammaticale, infatti quando componiamo a mano facciamo molta più attenzione e siamo più scrupolosi.

Quindi è forse ora di riprendere in mano la BIC?

SLN

2 pensieri riguardo “Volgarizzazione del marchio: che fine faranno le BIC?

    1. Hai ragione! anche io le usavo moltissimo. Mi ostinavo a prendere sempre quella verde per scrivere le parole chiave e puntualmente non funzionava ahaha
      Sono tutt’ora convinta che quelle biro verdi siano difettose in ogni confezione 🙂

      "Mi piace"

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